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Le mani di NEO: perché 1X ha ripensato da zero le dita del suo robot umanoide

17 luglio 2026

È la scommessa dietro l'ultimo annuncio di 1X, l'azienda di intelligenza artificiale e robotica con sede a Palo Alto, in California. Il 9 luglio 2026 ha presentato una nuova generazione di mani per NEO, il suo robot umanoide domestico: 25 gradi di libertà, trazione a tendini e una destrezza che l'azienda dichiara "vicina a quella umana". Questa implementazione è un cambio di paradigma su cosa un umanoide può fare tra le pareti di casa.

L’azienda 1X nasce nel 2014 come Halodi Robotics, fondata dal CEO Bernt Øyvind Børnich con un'idea semplice da enunciare e difficilissima da realizzare: robot capaci di convivere con le persone. Nel 2018 l'azienda sviluppa Revo1, un servomotore con un rapporto coppia-peso tra i più alti al mondo, pensato per una meccanica flessibile ispirata ai tendini umani. Nel 2022 i robot EVE finiscono nelle fabbriche.

Dal 2023 la scommessa cambia direzione per rivolgersi ai bisogni domestici: nasce NEO, il prodotto di punta, un robot domestico progettato per vivere e imparare accanto a noi e occuparsi delle faccende. Nel 2026 NEO comincia a entrare nelle prime abitazioni con un programma di early access.

E le faccende domestiche, guarda caso, si fanno con le mani.

Un umanoide è un computer. Le mani sono la sua API

Partiamo dalla metafora che 1X mette al centro di tutto, perché spiega il resto.
Immagina l'umanoide come un computer. Il modello di intelligenza artificiale, la percezione, le gambe: tutto questo determina quanto bene la macchina interagisce con il mondo. Ma sono le mani a decidere cosa può fare una volta arrivata lì. Le mani sono l'interfaccia — l'API, nel gergo degli sviluppatori — con cui il robot agisce sulla realtà.

Ed è qui che si annida un limite degli altri robot, la mano a pinza vs. la mano umanoide. Una pinza a due dita mette a disposizione tre sole azioni: prendi, posa, spingi. Ogni singola applicazione scritta per quella macchina non è che una combinazione di questi tre gesti.

È questo il muro che 1X sostiene ha abbattuto. Con le nuove mani, il limite hardware su ciò che un umanoide può fare si è spostato molto più avanti.

25 gradi di libertà e trazione a tendini: cosa vuol dire

Traduciamo le specifiche, perché i numeri isolati raccontano poco. I gradi di libertà (DOF, degrees of freedom) misurano quanti movimenti indipendenti una mano è in grado di compiere. Più ne ha, più si avvicina alla varietà e alla complessità dei movimenti di una mano umana.

La trazione a tendini (tendon-driven) è una firma tecnica di 1X che arriva da lontano, dallo stesso principio che ha ispirato il motore Revo1. Invece di piazzare un motore ingombrante su ogni articolazione, il movimento viene trasmesso da cavi che funzionano come i tendini di una mano vera. Il risultato è una mano più leggera, più flessibile e capace di "sentire" ciò che tocca.

Su tutti i fattori che contano, destrezza, forza, sicurezza, affidabilità ,1X dichiara di eguagliare o superare la mano umana.

Le mani apprendono

E ora la parte più affascinante, quella che cambia totalmente la concezione di una mano robotica e dei compiti che può svolgere.

Osserva una persona che interagisce con un oggetto, noterai che non è necessario il contatto visivo con l’oggetto. Lo preme per capire quanto è duro. Fa scorrere sopra un polpastrello per leggerne la superficie. Lo soppesa, ne segue il profilo, lo stringe e lo rilascia per sentire quanto cede. Il tatto è un senso che consente l’apprendimento. La mano fa una domanda con la forza e legge la risposta attraverso le stesse articolazioni con cui l'ha posta. È un sistema di percezione.

E allora la qualità di una mano non dipende da un solo componente, ma da tutto l'insieme. Deve saper dosare la forza, senza schiacciare ciò che afferra. Deve "sentire" quello che tocca , la resistenza di un oggetto, il peso, la superficie e reagire all'istante, esattamente come fa il nostro sistema nervoso attraverso la pelle. E deve reggere migliaia di gesti al giorno senza rovinarsi, perché l’uso continuo porta a usura.

È questo insieme, la misura della forza, la sensibilità, la prontezza dei riflessi e la resistenza, a trasformare una pinza in una mano.

Perché conta: il tetto hardware è saltato

Finché la destrezza era il collo di bottiglia, l’applicazione di modelli di intelligenza artificiale alla robotica umanoide erano limitati: per quanto fossero ottimamente addestrati, non potevano fare più di quanto l'hardware consentisse.

Rimuovendo quel limite, la variabile decisiva diventa una sola: i dati. Non più cosa la macchina può fisicamente fare, ma quanto ha imparato a farlo.

Con queste mani, sostiene l'azienda, NEO può eseguire praticamente qualsiasi compito una persona svolga con le proprie mani, con la stessa precisione, l'adattabilità e la delicatezza che un ambiente reale, come una casa abitata, richiede. E non parliamo di un prototipo da fiera high-tech: sono le mani che monteranno su ogni NEO pronto a uscire dalle fabbriche di 1XN.

Cosa aspettarsi adesso

Il 2026 è l'anno in cui NEO comincia a varcare le porte delle prime abitazioni. È lo scenario in cui una mano robotica abile diventa la differenza tra un robot che ti serve un bicchiere e uno che lo rovescia.
E forse la domanda giusta, a questo punto, non è più se i robot avranno mani simili alle nostre. Quel confine si sta assottigliando in fretta. La domanda vera è un'altra: cosa decideremo di chiedergli di fare, il giorno in cui la destrezza smetterà di essere il limite?

Fonte: 1X Technologies, "NEO's Hands | An API to the Physical World", 9 luglio 2026.

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